Esercizio: come potrebbe essere un programma anarchico?

Categories:

Ogni stagione di campagna elettorale, i partiti politici pubblicano piattaforme che dettagliano le loro promesse in modo programmatico. Queste piattaforme non sono vincolanti - i politici raramente mantengono le loro promesse e, spesso, è peggio quando lo fanno - ma offrono uno schema della visione che ogni partito afferma di rappresentare. Gli anarchici adottano un approccio diverso: invece di offrire un progetto prefabbricato, proponiamo di elaborare le cose insieme, dinamicamente, secondo i princìpi di autodeterminazione, orizzontalità, mutuo soccorso e solidarietà. Tuttavia, ogni volta che la gente s’imbatte per la prima volta nelle idee anarchiche, c’è qualcuno che chiede sempre di vedere un modello chiaro. In risposta, uno dei nostri collaboratori ha messo insieme un esempio di un programma anarchico - una serie di proposte che potrebbero essere attuate nel corso di una rivoluzione - come esercizio immaginifico, per far sì che sia più semplice immaginare quale tipo di cambiamenti pratici gli anarchici potrebbero mirare a implementare.

Per essere chiari, questo programma non rappresenta il nostro collettivo nel suo insieme, né il movimento anarchico internazionale. Dovrebbero esserci tanti programmi quanti sono gli anarchici. Mentre leggete quest’articolo, riflettete su cosa funziona e cosa no; pensate a quali cambiamenti voi fare nel mondo e quali mezzi di cambiamento sono coerenti con i vostri valori e desideri.


Come utilizzare questo programma

Ciò che segue è l’opposto di un normale programma politico. Non è scolpito nella roccia; non pretende di rappresentare una volontà generale, il pubblico, il popolo o qualsiasi altra astrazione simile.

Per gli anarchici, con libertà s’intende la derivazione di un processo in atto; è qualcosa che creiamo individualmente e in comunione ogni giorno della nostra vita. A nostro avviso, non può essere definita attraverso un pezzo di carta o concesso a noi da una potente istituzione; in realtà, ciascuna di queste pratiche distrugge la libertà. Crediamo inoltre che definire e ottenere la libertà per noi stessi sia il modo migliore per garantire il nostro benessere.

Le analisi anarchiche di capitalismo, Stato, patriarcato e colonialismo si sono dimostrate utili durante svariate lotte sociali degli ultimi decenni, così come le nostre critiche al riformismo, alla rivoluzione autoritaria e alla sinistra istituzionale e forse, cosa più importante, alle nostre pratiche di mutuo soccorso e auto-organizzazione. Le forme di lotta anarchiche si sono anche dimostrate compatibili con una serie di altre lotte che hanno lasciato il segno nel mondo, oltre a influenzare e informare l’anarchia come stile di vita.

Non presentiamo un programma partendo dal presupposto che potremmo asserire una verità assoluta, né che questo programma possa rivolgersi a tutte le visioni di liberazione con cui agiamo in solidarietà. Lungi dal presentare una visione completa, troviamo ancora la necessità di esprimere una visione, non importa quanto parziale. L’esperienza recente ha dimostrato che non possiamo vincere una rivoluzione che non siamo nemmeno in grado di immaginare.

Questo è lo scopo principale di questo documento: aiutare a immaginare su quale tipo di cambiamenti vorremmo iniziare a lavorare in questo momento se fossimo in grado di abolire il Governo o creare una zona autonoma. Nessuna di queste è una verità assoluta che vorremmo imporre, costringendo tutti a sostenere un’unica visione di libertà e rivoluzione. Piuttosto, ciò offre un modo per immaginare i princìpi e gli obiettivi per i quali molti di noi combatterebbero, che inevitabilmente cambieranno e cresceranno lungo la strada mentre entriamo in conflitto e dialoghiamo con altre persone e altre visioni. Il punto non è convincere tutti del fatto che la nostra visione della libertà sia quella giusta. Saremo più liberi quando ognuno di noi potrà immaginare il nostro miglior mondo possibile in ogni dato momento.

Nemmeno chi scrive e pubblica quest’articolo pensa che questo documento sia un programma valido o una proposta completa. La nostra speranza è che serva da punto di partenza per discussioni e dibattiti, che possa aiutare le persone ad articolare visioni simili, visioni contrastanti o visioni semplicemente diverse. Più le persone immaginano il mondo dei loro sogni e riflettono su come innumerevoli mondi simili possono inserirsi in un unico mondo, creando una rottura con l’omogeneizzazione del progetto occidentale, maggiore sarà la nostra intelligenza collettiva.

Questo programma affronta alcuni argomenti dolorosi che nessun singolo collettivo ha il diritto di decidere. Abbiamo concluso che sarebbe stato meno dannoso affrontare questi tematiche in modo imperfetto anziché evitarle e fingere che non esistano. Ci auguriamo che i nostri tentativi imperfetti ispirino gli altri a fare meglio. L’incompletezza di questo programma esprime un principio anarchico fondamentale: nessuno potrà mai esprimere i bisogni di tutti. Qualunque cosa sia carente, sta a voi riuscire a colmarla e sta a tutti noi sostenerci a vicenda durante il processo di realizzazione insieme.

Alla fine, troverete un breve glossario in cui è spiegato cosa vogliamo dire quando usiamo determinati termini.


Un programma anarchico

0. I fini sono i mezzi

Coloro che sostengono un programma anarchico vivono e si organizzano in modo tale che il programma sia immediatamente possibile, non che lo sia in un lontano futuro dopo che un partito dittatoriale sia salito al potere. D’ora innanzi, ciò rappresenta un modo completamente diverso di creare potere.

Niente in questo programma, nemmeno l’abolizione dello Stato, può giustificare mezzi di lotta che non sarebbero tali nel mondo dove desideriamo abitare, né il rinvio delle questioni legate a libertà e benessere a dopo uno Stato di eccezione sotto le mentite spoglie della rivoluzione.

1. Sopravvivenza reciproca

Sotto il capitalismo, nessuno ha diritto alla sopravvivenza. Siamo tutti costretti a pagare per i mezzi di sopravvivenza - e alcuni di noi non possono farlo. Milioni di persone muoiono ogni anno per cause facilmente prevenibili; miliardi vivono nella miseria perché sono loro negati i mezzi per una vita sana e dignitosa. Quello finisce adesso.

A. Ogni persona e ogni comunità hanno diritto ai propri mezzi di sopravvivenza.

B. Ne consegue che le persone e le comunità che scelgono di costituirsi in un modo che distrugga i mezzi di sopravvivenza altrui o che neghino tali mezzi in cambio di qualche servizio (sfruttamento), stanno distruggendo la possibilità di sopravvivenza reciproca. Pertanto, il loro “modo di vivere” non costituisce la sopravvivenza ma mette in pericolo la sopravvivenza.

C. Le persone e le comunità hanno ragione a difendersi dallo sfruttamento o dalle minacce ai loro mezzi di sopravvivenza, preferibilmente convincendo coloro che le minacciano o le sfruttano a cambiare il loro stile di vita in un modello più armonioso e reciprocamente fattibile ma anche, se necessario, con la forza.

D. Conflitto e morte hanno sempre fatto parte della vita e lo rimarranno per il futuro prossimo. Con le attuali tecnologie, i tentativi di evitare la morte si basano sul moltiplicare le morti tra coloro che non hanno accesso a tali tecnologie. Ne consegue che la sopravvivenza non è l’assenza di morte ma la possibilità di una vita sana e appagante, nonché la possibilità di trasmettere qualcosa di quella vita alle generazioni future.

E. In questo senso, l’opposto della vita non è la morte ma lo sterminio, l’annientamento totale di un gruppo, inclusa anche la distruzione della memoria di quel gruppo. Lo sterminio appartiene allo Stato. Esclude la possibilità di mutua sopravvivenza.

2. Decolonizzazione

La colonizzazione è indispensabile per la diffusione globale del capitalismo e per la devastazione che ha comportato. Tale devastazione ha ripercussioni continue a tutti i livelli. La colonizzazione è la base degli Stati Uniti; è stata essenziale anche per i principali Stati europei che hanno ricoperto il ruolo di artefici dell’attuale sistema globale di statalismo e capitalismo. Le rivoluzioni parziali del XX secolo non hanno alterato le strutture coloniali di base ereditate. Tutto ciò deve cambiare.

A. I popoli colonizzati hanno il diritto di ricostituire le proprie comunità, le proprie lingue e loro sistemi di conoscenza, i propri territori e i propri sistemi organizzativi. Tutte queste sono realtà fluide che i membri di tali comunità adattano ai loro bisogni attuali.

B. Le società coloniali devono essere distrutte. Poiché sono così radicate nella storia, la loro abolizione non sarà un singolo momento di compensazione (come se si potesse dare un prezzo a tutta la sofferenza causata) ma un processo complesso e in evoluzione. Le comunità indigene dovrebbero essere in grado di definire l’aspetto della decolonizzazione da una posizione di forza e guarigione, come consentirà l’abolizione degli Stati Uniti (e del Canada e di altre nazioni). Ciò è anche necessario per rompere con la diplomazia delle armi caratteristica di gran parte del colonialismo.

C. Per definizione, non possiamo definire, e non definiremo, i limiti della decolonizzazione dal momento presente, dall’interno della realtà di una società di coloni. Gli anarchici, indigeni e non, favoriscono modelli di decolonizzazione che rompono con le logiche coloniali e ripudiano gli Stati-nazione, l’essenzialismo etnico, le pratiche punitive e genocide e le mere riforme riguardo a chi detiene il potere statale.

D. ricoperto il ruolo di vicini aggressivi e ostili che aiutano a sorvegliare e a sfruttare le comunità native nel sistema restrittivo saranno incoraggiate a sciogliersi e saranno trattate come paramilitari se continueranno qualsiasi forma di ostilità. Tutti i “campi maschili” verranno sciolti immediatamente e le risorse saranno dedicate ad aiutare a trovare le donne Indigene scomparse e gli individui Two-Spirit.

E. Università, musei e altre istituzioni restituiranno tutti i corpi, parti del corpo, arte e manufatti rubati alle comunità Indigene.

F. È giusto che le comunità indigene recuperino tutto il territorio di cui hanno bisogno per la loro piena sopravvivenza culturale, spirituale e materiale.

G. Si potrebbe dare la priorità al recupero di terre d’importanza spirituale, terreni che erano appartenuti al Governo e a grandi siti commerciali – ma, ancora una volta, non si dovrebbero porre limiti preconcetti sul modo in cui si svilupperà la decolonizzazione.

H. Comunità nei Paesi che hanno mantenuto progetti coloniali esterni (per esempio, Regno Unito, Spagna, Francia) faciliteranno un trasferimento su larga scala di risorse utili espropriate dai loro Governi aboliti, dai benestanti e dalle istituzioni che esistevano per servire i ricchi (come ospedali privati). Queste risorse andranno alle comunità delle ex colonie.

Una composizione dell’artista afrofuturista Olalekan Jeyifous, parte di una serie che esplora futuri alternativi per Brooklyn.

3. Risarcimenti e fine della lotta contro la Blackness

L’anti-blackness e altre forme di razzismo sono fondamentali per l’attuale struttura del potere. Fin dal principio, sono nate dal colonialismo e dal capitalismo, al punto che tal punto che capitalismo e razzismo sono inseparabili, sebbene il secondo possa assumere molte forme. È impossibile abolire completamente queste strutture di potere senza colpire le eredità storicamente radicate del razzismo.

A. Le comunità di persone in gran parte discendenti dai sopravvissuti alla schiavitù hanno ragione a impossessarsi di grandi proprietà terriere che in precedenza erano state piantagioni, come dell’eccesso di ricchezza da famiglie e istituzioni che hanno tratto profitto dal lavoro degli schiavi. Questa ridistribuzione dovrebbe essere effettuata su base comunitaria anziché individuale, per evitare d’incoraggiare processi identitari che dichiarino gli individui legittimi o illegittimi sulla base di criteri astratti. Chi organizza un esproprio collettivo o comunitario ha il diritto di definire le proprie esperienze e come queste siano state storicamente influenzate dall’oppressione, nonché scegliere come costituirsi e chi invitare nella propria comunità.

B. I quartieri storicamente razzializzati che sono stati gentrificati possono essere rivendicati. Poiché prima della gentrificazione molti quartieri sono, in realtà, piuttosto diversi e la classe lavoratrice di ogni etnia può perdere la propria casa, chi è coinvolto nelle lotte per la casa e contro il razzismo al tempo della rivoluzione può dar vita ad assemblee per organizzare il processo con cui invitare le persone a tornare nei quartieri rivendicati, per esempio dando la priorità a chi vi risiedeva in precedenza o ai loro figli, e trovando modi per trovare un equilibrio tra la rivitalizzazione dei neri e altre culture di resistenza e per la creazione di pratiche razziali solidali che abbattano le segregazioni e le separazioni del razzismo.

C. Chi vive in quartieri infrastrutturalmente malsani o antigienici, chi patisce il razzismo ambientale o altri effetti dannosi che continueranno a causare problemi di salute nel futuro prossimo, possono compiere un esproprio e trasferirsi in quartieri benestanti (colpendo preferibilmente quelli più ricchi). Chi in precedenza viveva in quei quartieri può trasferirsi nella zona abbandonata e scadente con l’obiettivo di migliorarla attraverso i propri sforzi, oppure potrebbe trasferirsi in altri alloggi inutilizzati, che esistono in abbondanza, grazie ai mercati immobiliari capitalisti.

D. Le armi requisite a poliziotti e militari saranno distribuite tra le comunità nere, indigene e altre comunità razzializzate, e alle milizie volontarie che hanno combattuto inequivocabilmente con lo schieramento antirazzista durante l’intero conflitto rivoluzionario. Le comunità decideranno cosa fare con le armi - se distribuirle, immagazzinarle o smontarle.

E. Le risorse legate a istruzione e assistenza sanitaria possono essere prelevate da quartieri ricchi a beneficio di quelli razzializzati.

F. La responsabilità ricade sugli anticapitalisti bianchi o, più correttamente, sugli anticapitalisti in procinto di rompere definitivamente con la loro whiteness, di lavorare con altri bianchi per ottenere un processo risarcitorio il più pacifico possibile, per aiutarli a spostarsi in altri quartieri o altri territori nel caso in cui vengano sfrattati, per alleggerire il loro arrivo e aiutarli a trovare i mezzi per una sopravvivenza dignitosa, senza creare identità radicate o risentimenti che potrebbero incoraggiare conflitti intergenerazionali o tenere in vita la whiteness.

G. Assemblee di persone impegnate per quelle cause rilevanti in periodo di rivoluzione istituiranno Commissioni per la verità e la riconciliazione per affrontare qualunque atrocità razzista venga portata alla loro attenzione, come le sterilizzazioni forzate effettuate nelle strutture ICE. I processi per scoprire la verità di tali orrori e raggiungere un qualche tipo di riconciliazione non saranno puramente simbolici e non dovranno delegittimare atti personali di vendetta ma si adopereranno per una sorta di guarigione collettiva e giustizia trasformativa anziché in misure punitive e detentive.


Tutti i seguenti punti del programma dipendono dal fatto che i punti 1-3 siano attivati in modo soddisfacente per chi è stato vittima di supremazia bianca, colonizzazione e capitalismo razziale. I diritti e i princìpi di cui al punto 4, per esempio, sull’accesso alla terra, non devono essere utilizzati per ostacolare i tentativi delle comunità indigene per rientrare in possesso della loro terra.

La tribù Esselen ha abitato questa terra lungo la costa del Big Sur della California per oltre 6.000 anni, fino a quando i colonizzatori spagnoli non la conquistarono. I tribunal hanno riconosciuto la loro rivendicazione solo di recente.


4. Territorio

Il modo in cui il capitalismo e la civiltà occidentale ci hanno insegnato a pensare al territorio e al modo in cui trattarlo ci ha portato sull’orlo del collasso. Il paradigma del terreno come proprietà, come risorsa da sfruttare, è contemporaneamente un fallimento e una farsa. La mercificazione del territorio è stata strumentale a colonialismo e sfruttamento, mentre la misurazione, la demarcazione e l’affermazione del dominio sul territorio sono state centrali per lo Stato nel corso della sua storia.

A. Il territorio è un essere vivente. Il territorio non può essere acquistato e venduto.

B. Il territorio appartiene a coloro che ne fanno parte, vale a dire a chi se ne prende cura e a chi la cui sopravvivenza si basa su di esso.

C. Il territorio dovrebbe essere rispettato. Le comunità dovrebbero considerare lo status di territorio e di tutti gli altri esseri che esistono in relazione a esso. L’idea che solo gli esseri umani di un certo tipo abbiano uno status di persona è alla base di buona parte del collasso che ci troviamo ad affrontare.

D. Il territorio è la base per la sopravvivenza e tutta la terra è interconnessa.

E. Ne consegue che la difesa del territorio è autodifesa ed è quindi giusta.

F. Una comunità che esiste in una relazione intima e localizzata con il territorio, o una comunità che storicamente ha avuto un tale rapporto e ha dimostrato di essere un buon amministratore del territorio probabilmente saprà come relazionarsi meglio con un territorio specifico. Altri dovrebbero affidarsi a loro per le domande relative alla difesa e alla cura del territorio.

G. È responsabilità di tutte le comunità aiutare e accompagnare il territorio mentre guarisce da secoli di capitalismo e Stato.

5. Acqua

L’acqua è vita.

A. Tutte le comunità devono restituire l’acqua da loro utilizzata al fiume, al lago o alla falda acquifera pulita come l’hanno trovata.

B. Tutte le comunità hanno la responsabilità di aiutare il loro bacino a guarire e purificarsi dopo secoli di aggressione capitalista.

C. Tenendo in considerazione il cambiamento climatico, la desertificazione e tutto ciò che ancora c’è di dannoso per il pianeta, tutte le comunità hanno la responsabilità di adattare i propri modi di vita in caso di scarsità d’acqua e di aiutarsi a vicenda a migrare nel caso in cui la scarsità d’acqua e la desertificazione dovessero aumentare e rendere impossibile una dignitosa sopravvivenza.

D. In caso di scarsità d’acqua, la priorità per l’uso dell’acqua è data a forme localizzate di agricoltura sostenibile e alla conservazione degli habitat di altre forme di vita.

E. Inquinare l’acqua o prenderne così tanta che altri a valle o nei pressi della stessa falda acquifera non ne abbiano abbastanza per una sopravvivenza dignitosa è un atto di aggressione.

F. Le comunità dovrebbero rispondere agli attacchi ai danni della loro acqua con tentativi di dialogo e negoziazione ma se questi tentativi dovessero risultare infruttuosi, avrebbero ragione a difendersi.

Il ponte ferroviario della Garden River First Nation.

6. Confini

Il sistema globale che stiamo abolendo si basa su Stati che affermano la sovranità su confini chiaramente delimitati, cooperando e competendo alternativamente nell’accumulazione e nella guerra capitalista. Gli Stati-nazione hanno sempre portato all’omogeneizzazione culturale e linguistica e al genocidio e i confini si sono rivelati meccanismi sempre più assassini. Tutto ciò, d’ora in poi, è abolito.

A. Le persone e le comunità decidono insieme di quali comunità vogliono far parte e come desiderano essere costituite, rispettivamente. Questo è il principio dell’associazione volontaria.

B. Tutti insieme, come meglio possiamo, svilupperemo princìpi di Libertà di Movimento, armoniosamente con il rispetto per le comunità custodi dei territori che altri desiderano attraversare. Questi due princìpi richiedono l’abolizione delle frontiere, da un lato, e l’abolizione del turismo individuale e autorizzato dall’altro. È ragionevole che le comunità, che esistono in relazione a un territorio specifico, si aspettino la privacy e il rispetto fondamentale da parte dei visitatori; allo stesso tempo, è bene che le persone possano muoversi liberamente alla ricerca di una vita migliore o anche semplicemente perché il movimento porta loro gioia e benessere. Questi due diritti, così come sono, possono entrare in conflitto. Le comunità e gli individui s’impegnano a risolvere questi conflitti nel modo più costruttivo possibile.

C. Le comunità s’impegnano a offrire ospitalità di base e sicurezza ai migranti. Ciò potrebbe includere i migranti che desiderano tornare a casa, essendo stati costretti a emigrare dagli effetti del capitalismo. Potrebbe includere la migrazione d’intere comunità in fuga dagli effetti a lungo termine del razzismo ambientale.

D. Le comunità si coordineranno attraverso i territori come ritengono opportuno. Ciò potrebbe includere federazioni organizzate secondo aree linguistiche (per comodità), enti di coordinamento in un bacino condiviso e altro ancora. Gli anarchici raccomandano forme di organizzazione ridondanti e sovrapposte, come l’appartenenza a più comunità, per resistere alla riproduzione potenzialmente militaristica di unità confinate o identità essenzialiste.

Come l’artista anarchico Clifford Harper immagina una riorganizzazione dei contesti abitativi.

7. Alloggio

Perfino i Governi che sanciscono il diritto alla casa nelle loro costituzioni non sono riusciti a garantire questo bisogno fondamentale. Come sottolineato da Malatesta, il capitalismo è il sistema in cui i costruttori restano senza casa perché ci sono troppe case.

A. Le case appartengono a chi le abita.

B. Nessuno ha diritto a più case di quante non ne abbia bisogno. Ciò non dovrebbe essere ridotto al principio “una famiglia, una casa,” a causa del pericolo nella normalizzazione di un modello di famiglia e perché alcune famiglie dinamiche includono il passaggio tra più snodi e per rispettare le società pastorali e le altre società organizzate intorno a migrazioni stagionali. Tuttavia, ciò significa che le case per le vacanze dei ricchi sono facile preda per gli espropri da parte di chi ha bisogno di accesso a terra o di alloggi dignitosi.

C. L’abitazione non è una merce da comprare e vendere.

D. Le comunità si assicureranno che tutti i propri membri abbiano un alloggio dignitoso e aiuteranno poi le comunità vicine a trovare le risorse di cui necessitano per soddisfare i loro bisogni abitativi.

E. Gli anarchici incoraggeranno la trasformazione degli alloggi, che lo sviluppo immobiliare capitalistico e la pianificazione urbana ha utilizzato specificamente per promuovere le famiglie nucleari patriarcali. Le persone sono incoraggiate a cambiare i propri spazi vitali affinché possano avvalersi di pratiche più comuni di parentela, pratiche di educazione dei figli non basate sulla coppia eterosessuale e spazi autonomi per donne e persone gender nonconforming.

F. Gli anarchici renderanno prioritario fornire alloggi sicuri per le persone in fuga da relazioni e circostanze violente.

G. Le comunità inizieranno immediatamente, come possono, a modificare le abitazioni affinché siano ecosostenibili e a modificare i modelli d’insediamento affinché i nuclei abitativi corrispondano ai bisogni ecologici e culturali, allontanandosi dall’attuale realtà in cui l’edilizia abitativa esistente corrisponde agli imperativi del capitalismo. Dato che questo processo richiederà decenni, le comunità dovrebbero sviluppare piani e condividere idee per organizzare la transizione, tenendo in considerazione il fatto che ci sarà un rapido mutamento per quanto riguarda i combustibili fossili e cambiamenti nella disponibilità di diversi materiali edili.

H. Sfrattare le persone dalle loro case è un atto emotivamente traumatizzante che non vogliamo faccia parte del mondo che stiamo costruendo. Tuttavia, molte comunità storicamente oppresse si trovano a vivere in situazioni che accorciano direttamente le loro vite, mentre le abitazioni ostentate dei ricchi rappresentano generazioni di continui saccheggi; in quei casi, è meglio per loro prendere l’alloggio di coloro che hanno tratto profitto dalla loro miseria anziché continuare a vivere nella miseria. Sotto il capitalismo, non esiste un diritto inalienabile di rimanere in una casa in particolare, e non stiamo portando avanti una rivoluzione per dare diritti ai ricchi che non rivendicavano nemmeno sotto il sistema da loro eletto.

Christiania, un quartiere autonomo a Copenhagen, in Danimarca.

8. Cibo

Due aspetti chiave dell’accumulazione capitalista sono stati l’industrializzazione e l’iper-sfruttamento dei produttori di cibo, sia agricoltori umani sia altre forme di vita, che cercano di spremere un surplus in continua crescita. Ciò ha portato ad atti di genocidio associati alla mercificazione del territorio, alla distruzione totale delle comunità contadine, alla deforestazione e alle monocolture, alla fame di massa, all’estinzione di massa, all’inquinamento, ai cambiamenti climatici, alle zone morte nell’oceano, alla distruzione e alla mercificazione di comunità di diversi esseri viventi, all’assassinio del suolo vivente e alla detenzione sistematica e la tortura di animali non umani. Il modo in cui ci nutriamo è un nesso che riunisce il modo in cui organizziamo la nostra società e le relazioni che creiamo con l’ecosistema più ampio.

A. Ognuno ha diritto a tutto il cibo di cui ha bisogno per condurre una vita sana e dignitosa.

B. Assicurarsi che tutti abbiano cibo a sufficienza è una responsabilità collettiva.

C. Porre arbitrariamente limiti o distruggere l’approvvigionamento alimentare da cui dipendono gli altri è un attacco alla loro sopravvivenza. A questo, potrebbero rispondere con legittima autodifesa.

D. Al momento della rivoluzione, i lavoratori dell’industria alimentare interagiranno con i mezzi di produzione sotto il loro controllo per riuscire a garantire a tutti l’accesso al cibo.

E. Le comunità inizieranno il processo di ridistribuzione di vaste zone di terreni agricoli e di bonifica del territorio rivendicato in ambienti urbani per consentire la sovranità alimentare e per condividere l’accesso ai mezzi per il sostentamento.

F. L’agricoltura passerà dall’attuale modello altamente industrializzato e dipendente dal petrolio a un modello localizzato ed ecocentrico progettato per adempiere a due scopi: garantire la sicurezza alimentare e ripristinare la salute del pianeta. La dieta umana sarà ricollocata in una logica ecosistemica.

G. Tecnologie particolarmente dannose come i pescherecci da traino industriali e i magazzini per animali per la produzione di carne e latticini su scala industriale verranno smantellate il più rapidamente possibile.

Un pasto collettivo a Ungdomshuset, un centro sociale autonomo a Copenaghen.

9. Assistenza sanitaria

Sotto il capitalismo e sotto lo Stato, l’assistenza sanitaria è stata usata come forma di estorsione per tenere i poveri sotto il giogo di miseria e debiti, per sorvegliare, disciplinare e controllare i nostri corpi e, soprattutto, per torturare e controllare donne, persone trans e non binarie, persone razzializzate e persone con abilità diverse e patologie mentali. Uno dei più pesanti atti d’accusa nei confronti del sistema attuale è che le pratiche che dovrebbero concentrarsi sulla guarigione fungono da locus di crudeltà e profitto.

A. Tutti hanno diritto a terapie preventive e a condizioni di vita che garantiscano la migliore salute possibile.

B. Ognuno ha il diritto di definire da sé cosa costituisce la salute, dialogando con la propria comunità. Le persone che condividono un’esperienza o un’identità collettiva correlata a genere, sessualità, capacità fisiche, salute mentale, etnia o qualsiasi altra cosa, possono sviluppare la propria definizione o il proprio ideale di salute; i membri di questi gruppi sono liberi di sottoscrivere tali definizioni o di non farlo.

C. Tutti hanno il diritto di modificare il proprio corpo, in base alla propria espressione di genere, o per qualsiasi motivo, come meglio credono. Le persone hanno un diritto illimitato a contraccettivi e ad aborto.

D. Nessun operatore sanitario può essere costretto a eseguire una procedura con cui non è d’accordo, ma negare a qualcuno l’accesso a una procedura medica è un attacco alla sua autonomia fisica. La formazione sulle competenze legate all’assistenza sanitaria sarà diffusa il più ampiamente possibile in modo che nessuno si trovi mai nella posizione di poter controllare l’accesso all’assistenza sanitaria.

E. Ognuno ha diritto a ricevere tutte le cure disponibili nella propria comunità, o di viaggiare alla ricerca di condizioni migliori o migliori cure.

F. Al momento della rivoluzione, gli operatori sanitari interagiranno con gli ospedali e con le altre istituzioni e infrastrutture a loro disposizione e faranno del loro meglio per garantire l’accesso continuo all’assistenza sanitaria, per universalizzare e migliorare l’accesso e la qualità delle cure, per uniformare il trattamento alle popolazioni storicamente emarginate, per facilitare i processi di riconciliazione per affrontare il modo in cui tali popolazioni sono state abusate dalla medicina e per riorganizzare la loro professione al fine di rimuovere tutte le influenze capitaliste e l’organizzazione classista, pur continuando a ponderare sulle gerarchie interne per favorire formazione ed esperienza.

G. La tratta di esseri umani, inclusa la minaccia di rifiutare l’assistenza sanitaria, è un atto di aggressione.

H. Come parte del processo di auto-definizione della salute, gli anarchici incoraggeranno la formazione di assemblee che concentrino i bisogni e le esperienze delle persone, rompendo la tradizione che vede gli operatori sanitari come protagonisti e le persone come meri ricettacoli per malattie o cure. La gente condividerà e aumenterà la conoscenza del proprio corpo, avvalendosi degli strumenti di cui ha bisogno per essere proattiva nell’assicurarsi la massima salute e felicità possibili.

Un camion della Berkeley Free Clinic che offre test HIV gratuiti su un marciapiede a Berkeley, in California, nel 2012.

10. Istruzione

L’istruzione pubblica è stata utilizzata per creare funzionari, soldati e cittadini patriottici, obbedienti e suprematisti bianchi. Ancora da più tempo, l’educazione cattolica in Europa e nelle colonie è stata utilizzata per giustificare colonialismo e autorità statale. Sia l’istruzione pubblica sia quella privata sono collegate all’abuso sistematico sui minori. Contrariamente agli stereotipi classisti, le persone con un’istruzione più formale sono spesso più capaci d’ignorare i fatti che contraddicono i loro pregiudizi o la loro visione del mondo. L’istruzione così com’è, è uno dei capisaldi dell’oppressione.

Al contrario, l’educazione dovrebbe essere un processo infinito di crescita e autorealizzazione. Gli anarchici sono sempre stati in prima linea nella sperimentazione di modelli di educazione liberatoria che rompono con le formule standard dell’educazione patriottica, patriarcale, coloniale e capitalista.

A. La conoscenza deve essere libera; appartiene alla comunità.

B. Tutti devono poter accedere a tutte le opportunità educative che desiderano. Gli anarchici incoraggeranno progetti specifici che porranno fine alle oppressioni che limitano l’accesso delle persone all’istruzione a causa di genere, sessualità, razza, classe o altre divisioni. Alcuni esempi potrebbero essere corsi di formazione intensivi in àmbiti come Matematica, Scienze e Meccanica per persone appartenenti a gruppi storicamente scoraggiati dall’entrare in quei campi, o corsi di Storia e Letteratura che si concentrino sulle voci e sulle esperienze di soggetti diversi dagli uomini bianchi eterosessuali dei ceti più alti. Tali progetti implementeranno anche una varietà di ambienti di apprendimento che non presumano un unico standard normativo di abilità fisiche e mentali.

C. Gli anarchici aiuteranno a garantire che i gruppi storicamente emarginati possano ottenere le risorse di cui hanno bisogno per identificare e sviluppare il corpus di conoscenze che importante per la loro comunità specifica e per diffonderlo come ritengono opportuno.

D. I bambini sono liberi d’impegnarsi in contesti educativi come meglio credono, dialogando con le proprie comunità. I bambini liberi che soddisfano tutti i loro bisogni primari sono costantemente impegnati nella propria educazione, a prescindere dal fatto che lo facciano in un contesto formale.

E. Insegnanti e professori che vogliono continuare a lavorare come tali possono organizzare l’istruzione di base ma gli anarchici incoraggeranno l’emergere di nuovi progetti basati su modelli liberatori di educazione anziché sulla memorizzazione meccanica o sul completamento di schede precostituite, in particolare progetti educativi collettivi auto-organizzati.

David Graeber tiene una conferenza al Maagdenhuis di Amsterdam nel 2015.

F. Le professioni che si dimostreranno utili e desiderabili dopo la scomparsa del capitalismo organizzeranno programmi educativi per formare nuovi membri della professione, espropriando risorse da scuole e università o rilevando spazi d’insegnamento al loro interno, dialogando con altre professioni.

G. Le organizzazioni scientifiche possono costituirsi per corsi di formazione professionale nelle università e per mantenere articoli e laboratori sottoposti a revisione paritaria. Discuteranno dei modi per raccogliere le risorse necessarie per mantenere i laboratori e le tecnologie fondamentali senza capitalizzare i processi di produzione della conoscenza. Una possibile soluzione è che la sperimentazione scientifica dovrà rispondere in gran parte ai bisogni espressi dalle comunità nel loro insieme.

H. L’istruzione avanzata necessaria per diventare uno scienziato è un dono della comunità all’individuo; la conoscenza che gli scienziati aiutano a produrre dovrebbe essere un dono per la comunità. Gli scienziati dovrebbero anche essere responsabili della condivisione nel modo più vasto possibile degli strumenti per l’istruzione. La conoscenza scientifica e la formazione non dovrebbero essere concentrate in poche mani. La buona scienza vive della partecipazione diffusa al processo di ricerca e revisione. Affinché la scienza possa vivere, gli scienziati devono smettere di trattare gli altri esseri umani come oggetti in una capsula di Petri e concentrarsi per fornire loro le possibilità di partecipare a quel processo.

I. Scienziati, insegnanti e altri educatori faciliteranno i processi di riconciliazione per affrontare le forme di abuso di cui potrebbero essere stati complici prima della rivoluzione, dal facilitare la violenza della Polizia contro gli studenti al lavorare con le società che hanno cagionato danni alle persone. Scienziati di fama che hanno usato le loro conoscenze per sovvenzionare combustibili fossili, armamenti e industrie simili dovrebbero essere privati della considerazione di cui godono nello stesso modo in cui i medici possono essere radiati per negligenza.

J. Le associazioni di scienziati decideranno se hanno effettivamente bisogno di utilizzare una qualche forma di licenza per garantire la qualità del loro lavoro. La risposta potrebbe non essere la stessa per cardiochirurghi e per botanici. Ciò implica un equilibrio tra le esigenze degli scienziati di garantire standard di qualità, l’interesse delle persone a prevenire monopòli o guardiani che limitano l’accesso alla conoscenza e alla formazione, nonché il bisogno di trasparenza delle persone - garantendo, per esempio, che coloro ai quali affidano le proprie cure mediche o progetti tecnologici che potrebbero contaminare il loro ambiente non siano stati in passato pericolosamente negligenti. Anche le associazioni laiche si organizzeranno per dire la loro su queste decisioni.

11. Produzione

Sotto il capitalismo, la produzione è uno dei mezzi principali per accumulare capitale per i ricchi - attraverso il lavoro alienante, lo sfruttamento e la distruzione dell’ambiente. Nell’anarchia, l’unica questione ha a che fare su come soddisfare i bisogni socialmente definiti, che includono tutto, dalla sopravvivenza collettiva al bisogno che le persone sentono di crescere e di godersi la vita.

A. Gli ex dipendenti s’impossesseranno dei loro posti di lavoro il prima possibile, studiando se la sede (fabbrica, officina, ufficio, negozio, ristorante, ecc.) può essere modificato per produrre qualcosa di socialmente utile in maniera sana. In caso contrario, il sito verrà smantellato e le sue risorse saranno divise tra ex lavoratori, comunità vicine e luoghi di lavoro utili.

B. Gli ex dipendenti - escludendo i dirigenti mentre accolgono i disoccupati con competenze pertinenti cui era stato negato l’accesso al lavoro sotto il capitalismo - creeranno una sorta di struttura collettiva, cooperativa o comunitaria per organizzare i propri luoghi di lavoro, unendosi con altri luoghi di lavoro nel proprio settore per sovrintendere alla produzione di beni socialmente utili.

C. I delegati all’interno di queste federazioni produttive devono essere vincolati a uno specifico mandato collettivo (promuovere le posizioni che derivano dalla loro assemblea popolare), devono essere immediatamente revocabili se non riescono ad adempiere tale mandato e devono continuare a esercitare il loro mestiere. Le assemblee sul posto di lavoro decideranno se i delegati devono svolgere le loro normali attività su base giornaliera o se possono essere giustificati per un numero limitato di mesi prima di tornare alla normalità, come richiesto dalle condizioni della loro occupazione e dalle esigenze del lavoro federato (per esempio, i delegati potrebbero dover viaggiare su lunghe distanze e potrebbero non essere in grado di lavorare in determinati periodi).

D. Coloro che desiderano essere rappresentanti incaricati, non svolgendo altro lavoro se non quello di burocrati e politici, possono formare proprie federazioni di rappresentanti dove andare a rappresentare se stessi e gli altri al meglio delle proprie capacità. A tal fine, si consiglia di dipingere il viso di bianco, indossare berretti e camicie a righe, viaggiare di comunità in comunità e tenere le riunioni del comitato aperte al pubblico. Le persone non hanno bisogno di burocrati ma avremo sempre bisogno di divertirci!

E. Nessuno può essere costretto a lavorare. Le comunità e le federazioni produttive faranno del loro meglio per operare secondo una logica dell’abbondanza anziché secondo una logica della scarsità o del monopolio. Chi desidera svolgere lavori produttivi o creativi in un ambiente o in un modo più individuale, sarà incoraggiato a farlo e, per quanto possibile, avrà loro lo spazio e le risorse di cui ha bisogno, sebbene in momenti di assoluta scarsità, come nel caso degli anni difficili della transizione, le comunità possono scegliere di favorire luoghi di lavoro collettivi più efficaci che rispondano immediatamente a un bisogno della comunità.

F. Il genere delle diverse attività produttive è abolito. Gli anarchici incoraggiano le proprie comunità a riflettere su come diverse attività utili, necessarie e benefiche siano riconosciute e ricompensate in modo diseguale con uno status, e propongono iniziative o nuove tradizioni con cui eliminare questi rimasugli del patriarcato.

G. Gli ex lavoratori sono incoraggiati a trasformare completamente i propri luoghi di lavoro, decostruendo i macchinari nei loro componenti, se necessario, al fine di lavorare a un ritmo più sicuro e di creare un ambiente sano in termini di rumore, qualità dell’aria e lavori non ad alta intensità.

H. I luoghi di lavoro raggiungeranno un equilibrio tra i desideri creativi o produttivi dei membri, i bisogni delle comunità circostanti e i bisogni della società nel suo insieme. Ciò significa incoraggiare gli artigiani nel loro sviluppo creativo, assicurandosi di non inquinare le comunità vicine con sostanze chimiche nocive o rumore eccessivo, e cercare di creare cose di cui altri membri della società hanno bisogno, anche se abbracciare la logica dell’abbondanza significa dare a quest’ultima l’interpretazione più ampia possibile tranne nei casi di grave scarsità che minacciano la sopravvivenza di una comunità.

I. Le infrastrutture energetiche distruttive saranno eliminate gradualmente al ritmo più sicuro possibile. Esperti nei settori pertinenti saranno incoraggiati a supervisionare lo spegnimento delle centrali nucleari secondo un programma che lascerà una minima quantità di scorie altamente radioattive e l’ostruzione dei pozzi petroliferi affinché non contaminino le acque sotterranee.

J. Con tempi meno pressanti, le comunità esploreranno la disattivazione di progetti di “energia verde” altamente distruttivi che mettono in pericolo le popolazioni fluviali, gli uccelli migratori e altri esseri viventi. Questo lavoro dipenderà dallo sviluppo di una produzione di energia verde e localizzata e dalla drastica riduzione del consumo energetico complessivo, una parte del quale consiste nella riprogettazione degli edifici per consentire il riscaldamento e il raffrescamento solare passivo, uno sforzo non indifferente che non può essere realizzato solo in un decennio.

K. Le comunità decideranno quali tecnologie e quali tipi di sperimentazione scientifica e sviluppo supportare. Tuttavia, in tutti questi casi, le comunità e le organizzazioni scientifiche coinvolte dovranno essere in grado di assorbire o porre rimedio a tutte le conseguenze negative di quella tecnologia. Non c’è giustificazione per scavare nel territorio di qualcun altro o per creare sostanze tossiche con cui le generazioni future dovranno fare i conti.

12. Distribuzione, comunicazione e trasporti

Localizzare il potere nelle persone e nelle comunità coadiuva l’organizzazione dei mezzi materiali di sopravvivenza a un livello il più possibile locale, per esempio attraverso princìpi come la sovranità alimentare. Tuttavia, il pericolo di dipendere da un sistema socioeconomico di sfruttamento diminuisce drasticamente quando le persone possono soddisfare la maggior parte dei loro bisogni di sopravvivenza attraverso le risorse e l’attività di una piccola rete locale comunitaria. Per il resto di questi bisogni, così come per tutte le cose che rendono la vita più piacevole, potrebbe essere necessario organizzare la distribuzione in più zone di un continente e oltre. Inoltre, in una società anarchica, il viaggio è essenziale per inculcare una coscienza globale, incoraggiare la reciprocità e la solidarietà, prevenire l’emergere di confini e collettivizzare il più possibile la conoscenza.

A. Tutte le valute supportate dallo Stato sono abolite. Tutti i debiti finanziari vengono annullati.

B. Lo scambio di beni tra le comunità deve essere effettuato nel modo più equo possibile. Le comunità in stretto contatto possono preferire uno scambio libero o un’economia del dono. Le comunità senza la base di fiducia che rende un’economia del dono più facile da praticare potranno decidere di utilizzare il commercio quid pro quo ma il commercio a scopo di lucro (trading seriale per ottenere una crescita di valore) o l’addebito d’interessi sul prestito di beni possono essere considerati tentativi di coercizione e sfruttamento.

C. Le comunità dovrebbero perseguire la sovranità alimentare, soddisfacendo la maggior parte dei propri bisogni di sopravvivenza dalla loro base territoriale ma oltre a ciò, le infrastrutture dovrebbero essere mantenute per incoraggiare scambi e spostamenti.

D. Gli addetti ai trasporti, insieme alle comunità colpite, collaboreranno per trasformare le infrastrutture di trasporto esistenti in modo che siano il più possibile ecologicamente sostenibili, mentre le altre infrastrutture (per esempio, aeroporti e autostrade) devono essere smantellate.

E. Le riserve di combustibili fossili già estratti e le infrastrutture esistenti saranno razionate, dando priorità alla transizione verso la produzione agricola, alla riparazione globale delle risorse e al mantenimento della connettività nelle aree rurali senza alternative di trasporto.

F. Comunità, addetti ai trasporti e chi è coinvolto nella lotta contro la violenza patriarcale al tempo della rivoluzione lavoreranno insieme per garantire che le persone possano viaggiare liberamente e in sicurezza a prescindere dal proprio sesso. Le comunità che consentono o permettono la violenza contro le donne o le persone gender nonconforming che attraversano il proprio territorio sono considerate aggressori contro il resto del mondo.

G. Le comunità faranno del loro meglio per mantenere l’infrastruttura comunicativa esistente in modo da poter rimanere in contatto per comunicare a livello globale e condividere le esperienze dei rispettivi processi rivoluzionari. A lungo termine, esploreranno modi per mantenere quelle infrastrutture che ritengono utili con materiali riciclati o non nocivi. Studieranno anche se i comportamenti che provocano assuefazione e depressione legati ai social network siano intrinseci a tali tecnologie o siano una risposta disadattata alle alienazioni del capitalismo.

13. Risoluzione dei conflitti e giustizia trasformativa

Le prigioni e la Polizia esistono da troppo tempo, distruggendo persone e comunità. Esistono dei modi per affrontare gli inevitabili conflitti dell’esistenza sociale che vedono le persone come capaci di crescita, redenzione e guarigione e che sono organizzati per soddisfare i bisogni della comunità anziché per proteggere un sistema di oppressione e disuguaglianza. La rivoluzione è un processo di distruzione del potere statale; è anche un processo di rinascita di comunità reali. Il capitalismo ci ha costretto a dipendere dai suoi meccanismi per la nostra sopravvivenza ma, una volta abolito, la nostra sopravvivenza diventerà ancora una volta qualcosa che creiamo collettivamente.

A. Le comunità vengono ricostituite attraverso le assemblee e altri spazi attraverso i quali organizzano il loro territorio e la sopravvivenza dei propri membri. In parte, ciò significa render conto alla comunità da cui dipende la nostra sopravvivenza e prender parte alla sana risoluzione dei conflitti, alla cura dei danni e al ripristino delle relazioni reciproche.

B. Le comunità faranno del loro meglio per far sì che esistano modi fluidi di essere e di relazionarsi in grado di rompere con le strutture chiuse, patriarcali e micro-oppressive tradizionali in molti luoghi. Non è tuttavia necessario lasciare alcun margine di manovra al concetto dominante di fluidità del tardo capitalismo in cui le persone si muovono nello spazio senza mai riconoscere le loro relazioni, il loro impatto sugli altri o il semplice fatto che la loro sopravvivenza non è una loro proprietà personale.

C. Le persone coinvolte nella mediazione, nella risoluzione dei conflitti e nella giustizia trasformativa condivideranno le risorse e incoraggeranno le comunità ad affrontare i conflitti e i danni in un modo riparatore che promuova la guarigione e la riconciliazione. Ci assicureremo inoltre che questo carico di lavoro non ricada in modo sproporzionato in base al genere.

D. Le comunità definiranno norme e confini in relazione ai comportamenti dannosi ma gli anarchici le incoraggeranno a sviluppare pratiche che si concentrino su dialogo e processi di guarigione e riconciliazione, anziché sulla codificazione di comportamenti e punizioni proibiti.

E. Le comunità che hanno già tradizioni di mediazione e processi di riconciliazione sono incoraggiate a condividere la loro esperienza come ritengono opportuno.

F. Tutte le carceri saranno smantellate e sorgeranno comunità di accoglienza per ex detenuti condannati per aver arrecato danno agli altri; tali comunità s’impegneranno a lavorare con loro per esplorare le circostanze inerenti al danno.

G. Comitati di persone esperte in giustizia trasformativa lavoreranno con ex detenuti che non vengono accolti e sostenuti da nessuna comunità, insieme alle comunità da loro danneggiate, per cercare di trovare una soluzione.

H. Poiché l’opposizione totale alle prigioni non è una posizione diffusa, gli anarchici organizzeranno dibattiti su altre possibili risposte ai peggiori scenari di danno - la piccola minoranza di casi in cui le persone uccidono, abusano o perseguitano ripetutamente gli altri. Una possibile proposta è di favorire sempre la riconciliazione con tutte le risorse disponibili ma di non delegittimare mai atti autonomi di autodifesa o vendetta, soprattutto nei casi in cui la riconciliazione non sia un esito realistico.

I. Particolare attenzione sarà data a tutti gli atti di violenza di genere e sessuale, soprattutto a quelli che erano diventati la normalità sotto il regime punitivo patriarcale che sta per essere abolito. Chi è attivo nell’opporsi a tale violenza suggerirà alle comunità le strutture e le pratiche appropriate da adottare.

14. Sicurezza

Lo Stato prospera sulla menzogna che sicurezza e libertà costituiscano una dicotomia, due cose che esistono in proporzione inversa e che dobbiamo sacrificare ciascuna in egual misura per trovare un equilibrio tra loro. Poiché la sicurezza è collegata alla sopravvivenza, lo Stato può convincerci che non saremmo in grado di godere della poca libertà che abbiamo se non diamo la priorità alla sicurezza e accettiamo la sua protezione.

In verità, la nostra sopravvivenza, la nostra sicurezza e la nostra libertà dipendono da quanto bene possiamo prenderci cura gli uni degli altri, non da quanto in alto costruiamo muri intorno a noi stessi. Finché esisteranno gli Stati, anche solo come proiezione mentale di chi è avido di potere, dovremo difenderci da coloro che vorrebbero soggiogarci e sfruttarci; potrebbe anche capitare di doverci difendere da coloro che causano danni perché non riconoscono i confini altrui, che non sono empatici con gli altri o che non si rendono conto delle conseguenze delle proprie azioni. Il modo in cui organizziamo la nostra difesa può essere pericoloso per la nostra libertà. Anche concepire pericoli e conflitti in modo tale che trasformino noi e gli altri è una sfida, anziché concentrarci sul fatto che i nostri antagonisti siano nemici permanenti che dobbiamo distruggere.

A. Tutte le forze dell’ordine sono abolite e i loro membri dovrebbero partecipare ai processi di riconciliazione per affrontare il danno da loro causato. Coloro che rifiutano possono essere visti come paramilitari statalisti.

B. Le comunità potranno creare una sorta di servizio volontario per proteggersi dalle varie forme di aggressione o danno interpersonale. Tuttavia, per impedire che possa emergere qualcosa di simile alle forze dell’ordine, qualunque forma assuma questo servizio, dovrà concentrarsi su allentamento e riconciliazione anziché sulla punizione; dovrebbe concentrarsi sul chiamare il resto della comunità ad affrontare il conflitto o il danno anziché monopolizzare la risposta; e i partecipanti non dovranno avere privilegi speciali per quanto riguarda il diritto all’uso della forza o accesso alle armi di cui il resto della comunità è privo.

C. Le comunità sono incoraggiate a istituire un certo tipo di gruppo protettivo, tradizione o struttura creata specificamente per rispondere e affrontare la violenza di genere in tutte le sue forme. Potrebbero desiderare che questa forza sia composta da persone diverse dalle persone cis.

D. Poiché lo Stato non sarà abolito ovunque contemporaneamente, e poiché molte comunità con valori gerarchici potrebbero continuare a esistere e potrebbero tentare di subordinare alla loro volontà le comunità vicine, potrebbe essere necessario creare milizie anarchiche o altre unità combattenti - entrambe atte a difendere un territorio libero e a impegnarsi in una guerra rivoluzionaria contro un territorio statalista e imperialista. Per meritare i termini “milizia libera” e “guerra rivoluzionaria,” questi devono essere dedicati a diversi princìpi chiave che li distinguono dagli eserciti statalisti. Attivare un campanello s’allarme non è sufficiente. I combattenti devono essere volontari; devono essere in grado di scegliere i propri leader e le proprie strutture di leadership. Non devono esserci ufficiali con privilegi aristocratici. L’intera forza deve decidere insieme su misure disciplinari accettabili. Assemblee che trascendono le milizie libere - per esempio, le federazioni delle comunità da cui provengono i combattenti - decideranno gli obiettivi strategici generali e le linee guida per la condotta umanitaria. In altre parole, le milizie non devono essere completamente autonome: esistono per difendere i bisogni di comunità più ampie, anziché per dominare quelle comunità o per promuovere i propri interessi in modo tutt’altro che tattico.

E. Le milizie libere eviteranno la logica della guerra territoriale e aggressiva in cui l’obiettivo è conquistare uno spazio definito territorio nemico. Lo scopo dovrebbe essere o una guerra difensiva - proteggere le comunità e dissuadere gli altri dall’attaccare - o una guerra rivoluzionaria - sostenere le persone in una società oppressiva che stanno combattendo per la propria libertà. In quest’ultimo caso, l’iniziativa deve derivare da chi è oppresso e non deve essere organizzata principalmente dalle milizie di un territorio limitrofo.

F. Le comunità libere non cercano di eliminare o annientare i nemici. Difendono la loro libertà e la loro dignità e sostengono gli altri che lo fanno, e poi cercano di fare amicizia o almeno di riappacificarsi.

G. Da un punto di vista anarchico, sicurezza non significa protezione dei deboli da parte dei forti, significa empowerment e capacità diffusa di autodifesa di tutti, con priorità data a coloro la cui socializzazione di genere, razzializzazione o differenza fisica e psicologica li ha specificamente privati del potere nelle attuali condizioni oppressive.

H. Da un punto di vista anarchico, la pace non è semplicemente assenza di conflitto armato, soprattutto quando tale assenza indica essere remissivi all’oppressione. La pace è una conseguenza della felicità, della libertà e dell’autorealizzazione - che speriamo questo programma promuova più di quanto il capitalismo abbia mai fatto - e uno sforzo proattivo. Gli anarchici incoraggeranno le comunità a impegnarsi e a scambiare non solo con i loro vicini più prossimi ma in modo transcontinentale, condividendo e creando legami culturali, affinità e amicizie su scala globale in modo tale da rendere inconcepibili le guerre di conquista e di annientamento che gli Stati praticano da millenni.

15. Organizzazione e coordinamento della Comunità

In opposizione alla cittadinanza involontaria e al processo decisionale dittatoriale o rappresentativo che impone leggi omogeneizzanti a tutta la società, l’anarchia pone i princìpi dell’associazione volontaria e dell’auto-organizzazione, il che significa che le persone sono libere di dividersi in gruppi di loro scelta, per organizzare quei gruppi come meglio credono e per mettere ordine nelle loro vite quotidianamente, con la partecipazione di tutti.

A. Ogni comunità è autonoma e libera di organizzare le proprie attività. Ogni comunità dovrebbe sviluppare i propri metodi e le proprie strutture di organizzazione e sussistenza.

B. Gli anarchici promuovono modelli che danno la priorità al benessere ed evitano la rinascita di organizzazioni stataliste, inclusa l’economia del dono all’interno delle comunità, e forme di organizzazione sovrapposte e ridondanti che impediscono la centralizzazione del potere, come combinazioni di assemblee territoriali federate, assemblee sul posto di lavoro, organizzazioni infrastrutturali e organizzazioni professionali ed educative. L’obiettivo è di unire le persone in una molteplicità di spazi organizzativi. In questo modo, poiché nessuno è neutro o ugualmente accessibile a tutti, possono essere praticati molti modelli e culture organizzative differenti; il conflitto è mediato attraverso la moltiplicazione delle relazioni attraverso numerosi legami organizzativi e territoriali; e l’emergere di una classe politica abile nel manipolare le assemblee e che prospera nello spazio alienato della politica è scoraggiato. Se non esiste uno spazio centrale in cui tutte le decisioni e l’autorità sono legittimate, per quanto partecipativo tenda a essere quello spazio, non può esserci alcuna classe politica. Questa è la differenza tra democrazia e anarchia, per non parlare del fatto che l’anarchia si è storicamente opposta a schiavitù, capitalismo, patriarcato, imperialismo e simili, mentre la Democrazia si è spesso basata su di essi.

C. Per prevenire che le dinamiche autoritarie ritornino sotto le mentite spoglie della Democrazia, gli anarchici farebbero bene a facilitare i processi comunitari che esplorano come i meccanismi formali e informali del processo decisionale distribuiscono il potere di genere e quanto siano vitali gli spazi informali e non legittimati per l’organizzazione della vita quotidiana - ma anche identificare quali spazi informali consentono la centralizzazione del potere e studiare come diversi modi di organizzare, aprire e diffondere gli spazi formali possono servire a prevenire anziché facilitare la centralizzazione del potere.

D. Come regola generale, l’unica volta in cui è accettabile intervenire nelle attività di una comunità vicina è in materia di autodifesa, quando non rispetta il bisogno di libertà e di dignitosa sopravvivenza dei propri vicini.

E. Quando una comunità non rispetta il bisogno di cibo, acqua, riparo, assistenza sanitaria e integrità fisica dei suoi membri, è bene che le comunità vicine offrano a quei membri sostegno e rifugio. Le comunità vicine possono sostenere gli sforzi degli oppressi o degli sfruttati della prima comunità per porre fine alla loro oppressione ma la liberazione deve sempre essere compito di coloro più direttamente colpiti dall’oppressione. Le comunità dovrebbero cercare di evitare di intervenire direttamente o con la forza nelle attività dei loro vicini.

F. Le comunità dovrebbero sforzarsi di accettare le inevitabili differenze che hanno con i loro vicini, mirando a promuovere relazioni dialogiche e pacifiche. Nel caso di comunità che non rispettano la dignità e la sopravvivenza degli altri, può essere preferibile cercare la mediazione o tagliare i ponti anziché sfociare in un conflitto fisico.

G. Molte comunità sentiranno la necessità o il desiderio di aderire ad associazioni più grandi per motivi culturali, produttivi e distributivi e per condividere risorse comuni. È preferibile formare federazioni o associazioni libere che mantengano il potere a livello locale, creando allo stesso tempo legami organizzativi multipli e trasversali in modo tale che ogni individuo in ogni comunità sia membro di più gruppi - per esempio, l’ente di coordinamento per proteggere un bacino idrico condiviso, un raggruppamento culturale-linguistico, un’associazione scientifica e un istema universitario, un sindacato di produttori e consumatori per la condivisione delle risorse, una confederazione territoriale. In questo modo, ogni comunità avrà una rete più ricca di relazioni e, in caso di conflitti, le controversie non si divideranno in due parti belligeranti ma saranno legate da altre relazioni affinché esistano numerosi mediatori e un interesse diffuso per il mantenimento della pace.

16. Il pianeta

Il capitalismo ha portato il pianeta sull’orlo del collasso. Non basta distruggere il capitalismo. Dobbiamo anche sradicare il modo capitalista occidentale di rapportarsi con il territorio a favore di relazioni sane, reciproche, ecocentriche, e dobbiamo fare tutto il possibile per sanare il pianeta e tutte le comunità viventi che lo condividono.

A. È nostra responsabilità aiutare il pianeta a guarire e contribuire a garantire la sopravvivenza e la continuità di tutte le comunità viventi.

B. Le comunità si prenderanno cura dei propri territori nel miglior modo possibile per porre rimedio alla distruzione e all’inquinamento causati dal capitalismo, per identificare e proteggere le specie e gli ecosistemi che sono in pericolo, per promuovere il ripristino degli spazi e per concepirsi come parte dell’ecosistema.

C. Le comunità e le associazioni scientifiche metteranno in comune le risorse e condivideranno le informazioni al fine di tracciare i problemi d’interesse globale, come i gas serra, le specie vulnerabili, le zone morte e l’inquinamento da plastica negli oceani, le radiazioni e altre forme d’inquinamento a lungo termine. Stabiliranno obiettivi e faranno delle raccomandazioni a comunità specifiche e confederazioni territoriali con l’obiettivo di migliorare questi problemi nel modo più completo ed equo possibile.

Una comunità rurale autonoma come immaginata dall’artista anarchico Clifford Harper.


Glossario

Comunità

Una comunità è un gruppo di persone che vivono insieme, creando reciprocamente la propria sopravvivenza materiale e culturale. Poiché le comunità si definiscono e si organizzano, è difficile definirle in modo specifico. In alcuni casi, il termine comunità si riferisce al gruppo più piccolo, tra 30-150 persone, che si coordina più da vicino per l’organizzazione degli affari quotidiani, sfruttando i piccoli numeri e le relazioni strette per decidere i propri affari in modo fluido e orizzontale. In altri casi, può anche riferirsi alla sovracomunità di diverse, decine o persino centinaia di comunità che condividono idiomi e cultura comuni e un’identificazione con un territorio e che spesso si coordinano in materia di sussistenza, infrastrutture, istruzione e altre questioni.

In alcuni casi nel testo, comunità viventi non si riferisce esclusivamente agli esseri umani ma a tutti gli esseri viventi che esistono in una rete di relazioni.

Ricchezza in eccesso

Le comunità dovrebbero decidere da sole cosa costituisce l’ eccesso di ricchezza o una persona ricca. Tuttavia, quel che si propone questo testo non è seguire le orme del populismo di sinistra e concentrare la nostra disapprovazione sui milionari o sui miliardari. Al contrario, riteniamo che l’asticella dovrebbe essere molto più in basso. Per determinare la ricchezza, suggeriamo che la linea guida abbia una ricchezza tre volte superiore alla media in una data regione geografica (per esempio, coloro che guadagnano oltre il triplo del salario medio nel proprio Paese prima dell’abolizione del capitalismo e degli stati-nazione). La ricchezza in eccesso, dopo l’abolizione del denaro, è tutto ciò che un ricco possiede e che non è necessaria per la sua sopravvivenza dignitosa, soprattutto ciò che aveva usato per distinguersi platealmente dalla media.

Manager

Un manager è qualcuno il cui compito è monitorare e disciplinare altri lavoratori al fine di aumentarne la produttività e facilitarne lo sfruttamento. In ogni luogo di lavoro, le persone potranno decidere se un individuo ha fatto qualcosa di veramente utile prima della rivoluzione e se una parte o l’intera categoria lavorativa potrà essere riscattata.

Diritti

In questo documento, non usiamo il concetto di diritti in modo cristiano o liberale, come un insieme di proprietà garantite da Dio o dalla natura, né in modo statalista, come un elenco di opportunità che uno Stato deve salvaguardare per tutti i suoi cittadini. Lo intendiamo in un senso rigorosamente etico antiautoritario: cose che riteniamo giusto che le persone abbiano, che prendano o che difendano, tanto da combattere al loro fianco per aiutarle a proteggere o a recuperare tali cose se queste fossero minacciate.

Territorio

Non intendiamo il territorio come uno spazio morto, bidimensionale, delimitato su una mappa, con confini e un’area fissa. Il territorio è la terra, è viva, è una rete di relazioni. L’unica pretesa legittima che le persone hanno su un territorio specifico è se fanno parte di quella rete di relazioni e aiutano a mantenerla dinamica e viva. Perché la memoria è una parte importante della conoscenza e del rispetto di un territorio, le persone che hanno avuto un forte legame con un territorio e sono state costrette ad abbandonarlo hanno ancora un rapporto con esso.

Inoltre, il territorio implica il movimento. Questa non è una proposta per assegnare lotti uguali a comunità più o meno intercambiabili. Tutto il territorio è specifico e il modo più sano per relazionarsi con esso cambierà da regione a regione. Vivere in modo nomade o semi-nomade è altrettanto legittimo, altrettanto intimamente legato al territorio, quanto quello sedentario (esclusi, ovviamente, quelli basati su proprietà privata e sfruttamento). Seguendo questa logica, le rivendicazioni del territorio possono sovrapporsi e lo fanno, con diversi gruppi che svolgono attività differenti legate alla sussistenza, alla spiritualità, al gioco e simili in momenti e modi diversi.

Transizione

L’unico tipo di transizione cui si fa riferimento in questo documento descrive la trasformazione dell’infrastruttura capitalista esistente in un tipo d’infrastruttura adatta a una società libera. Questo è un semplice riconoscimento che comporterà difficoltà e un grande sforzo per far sì che cibo, alloggio e assistenza sanitaria universali diventino una realtà attraverso infrastrutture e pratiche produttive che non danneggino il pianeta. Non prevediamo alcun tipo di Stato di transizione. Lo Stato non svanisce mai; deve essere distrutto.

Lavoratori

Sotto il capitalismo, i lavoratori indicano una categoria alienata: siamo quelli che vendono l’attività per riacquistare una piccola parte del valore che produciamo. Siamo noi a svolgere il lavoro che dà vita alla società; è tuttavia importante sottolineare che non cerchiamo di identificarci con la nostra alienazione, la qualità che ci rende lavoratori, ma piuttosto di abolirla, soprattutto perché sotto il capitalismo il lavoro crea tante cose inutili o dannose ed è organizzato in modo tale da essere tremendo per la nostra salute. Gli ex-lavoratori, sono quindi coloro che erano stati costretti a essere lavoratori sotto il capitalismo ma che, con la cancellazione di quest’ultimo, aboliscono la categoria del lavoro salariato e altri lavori forzati. Possono meritare una legittimità speciale quando si tratta di espropriare le risorse del loro precedente posto di lavoro o industria; come tutti gli altri, sono impegnati nello sforzo di trasformare l’attività umana al fine di creare abbondanza per tutti e offuscare le distinzioni tra apprendimento, lavoro e gioco.